Amore mio,
oggi, una mattina come tutte le altre, improvvisamente si è palesata la paura del futuro in cui ti ritroverai e che latente è sempre stata in me.
Non mi abbandona mai il pensiero che l’evoluzione sociale, fatta di importanti innovazioni, migliorie e intelligenza artificiale, comporti aimè la perdita di umanità, di dolcezza, di empatia di interesse verso il prossimo.
Prima di conoscerti, ovvero prima di avere a che fare con il tuo mondo, presuntuosamente pensavo che determinati accadimenti, ascoltati al TG o letti sui giornali appartenessero a realtà e a condizioni sociali degradati e lontani dal vivere civile che mi circondava.
Pur essendo consapevole della costante involuzione che negli ultimi decenni ha caratterizzato l’animo umano e i valori del comune vivere civile, ero convinta che la cultura, la curiosità, la conoscenza il Sapere, se diffusi, sarebbero state armi efficaci per combattere l’indifferenza, l’egoismo, l’arrivismo, l’avidità, la volontà di prevaricare sempre e a qualunque costo sul prossimo incuranti delle conseguenze.
Ero convinta, che se queste armi fossero state imbracciate da tanti, da molti, se fossero state donate ai nostri figli come valori di cui andare fieri, con molta probabilità avremmo potuto costruire un mondo migliore, forse anche più di quello lasciatoci dalle generazioni passate, perché accanto a questi valori avremmo avuto il progresso !
Ma questo era prima, prima di te, della tua nascita, prima di dovermi confrontare con la realtà sociale in cui ti dovrai relazionare e forse adeguare… No adeguare MAI
Oggi, in questa mattina uguale a molte altre eppure diversa, ho finalmente compreso, che ciò che presuntuosamente consideravo lontano da me così lontano non è!
Oggi ho parlato con le tue insegnanti, avrebbe dovuto essere un colloquio come molti altri, informazioni sulla tua integrazione, sulla tua evoluzione, su eventuali tue difficoltà ed eventuali consigli per coadiuvarti nel tuo sviluppo emotivo e cognitivo.
Invece, ho scoperto che la tua educazione non è riconosciuta, non è idonea all’attuale contesto sociale, è eccessiva e vista con ilarità persino da coloro che dovrebbero contribuire ad insegnare a dei bambini come stare in società.
Tuttavia mi domando: non è forse la scuola dell’infanzia il primo contesto in cui si dovrebbe imparare a stare con il prossimo? Dove dovrebbe essere messo alla prova ed insegnato, ove carente, il principio cardine del vivere in società ovvero la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri?
Amore mio, tu chiedi “posso”, chiedi il permesso per ogni cosa, questo pensavo facesse di te una persona educata e rispettosa degli altri e delle loro cose.
Mi è stato fatto capire che questo crea invece disturbo.
Se ogni bambino dovesse chiedere “posso” per ogni singolo pennarello di cui hanno bisogno, le educatrici sarebbero fagocitate dalle richieste di ogni bambino.
Ed io mi chiedo, non è forse uno dei compiti degli insegnanti coadiuvare le famiglie nell’insegnare l’arte dello stare insieme con rispetto?
Ovviamente le comunità di pedagogisti e psicologi sono unanimamente concordi nel ricordare e ribadire che la prima educazione deve provenire dalla famiglia, che le scuole poco possono fare se mancano le basi.
Tutto giusto! Ma che senso ha gettare le basi in famiglia se queste, anziché essere apprezzate, lodate ed essere fonte di ispirazione in contesti educativi di gruppo come la scuola, sono invece considerate una diversità ed una stranezza?
Amore mio, mi hanno detto che quanto alcuni dei tuoi compagni litigano, dandosi magari qualche spintone “solo” per un pennarello conteso, tu corri dalla maestra per chiedere aiuto nel cercare di dirimere la controversia, e che sei talmente empatica dal non darti pace fino a che la cosa non viene risolta.
Tutto questo mi è stato presentato come un’esagerazione da parte tua.
Ma se ti insegnassi a voltarti dall’altra parte davanti ad un semplice episodio di violenza tipico di quattrenni, come potrei pretendere un domani un tuo intervento in un eventuale episodio di bullismo magari contro un compagno più debole minacciato con un taglierino?
Sono ormai tristi cronache di ogni giorno, che hanno sempre suscitato in me una domanda: possibile che nessuno ha visto niente? Possibile che nessuno ha fatto niente?
Ora aimè posso affermare “Sì, possibile”!
Perché ciò che emerge, persino da un colloquio con un ambiente didattico, è che la cultura dell’indifferenza e dell’egoismo è giunta talmente in profondità nella coscienza collettiva da essere diventato un nuovo valore, tale da aver soppiantato l’Educazione!
Amore mio, un domani ti faranno capire che non sono stata una brava mamma, perché non ti ho insegnato le preghiere prima di andare a letto e non ti ho mai fatto seguire una messa.
E’ vero! Ho mancato e sto mancando in questo, ma in fondo insegnarti a prendere le difese dei più deboli e ad essere empatica e non prevaricatrice non sono forse dettami del Cristianesimo?
Ecco perché sono qui, ora, a scriverti queste righe, perché nonostante la costante paura del futuro che ti lascerò in eredità, ho speranza che un giorno i valori oramai dimenticati, che ti caratterizzano, saranno nuovamente apprezzati e godranno di nuova linfa.
Amore mio, sono orgogliosa della bambina che sei, e ho fiducia della donna che diventerai.
Non cambiare mai, anche se ti diranno che sei strana, se ti prenderanno in giro, se ti diranno che sei diversa, tu non cambiare mai!
Sii orgogliosa e forte della tua diversità, sii sempre generosa, sii sempre rispettosa, altruista, sii coraggiosa difendi il prossimo quando ne vedrai la necessità, non voltarti dall’altra parte.
Perché la tua diversità è umanità!
Con immenso amore.
Mamma
